DEDICATO A WILLY

Non si è parlato troppo della figura gigantesca di Willy Duarte. Dei valori incarnati dal suo gesto: amicizia, condivisione, lealtà, bontà, amore. Willy E’ l’essenza stessa dell’Uomo

Da un mese ormai si parla di Artena. Hanno parlato tutti: sociologi, psichiatri, psicologi, giornalisti, quelli che informano ma anche quelli che disinformano. Hanno parlato attivisti di partito e di associazioni, politici locali e nazionali. Sui social hanno parlato gli altri, le persone comuni. Molti più che parlare hanno vomitato parole, altri hanno tentato analisi attente e profonde (riuscendovi?). Hanno parlato preti, magari quelli che era meglio non lo avessero fatto, mentre quelli (i preti) che sapevano di più, sono stati zitti: ma loro avevano già detto. Inascoltati.
Hanno parlato artenesi ed ex. Sono andati a ricercare professori e insegnanti che avevano esercitato ad Artena per farsi spiegare: Artena
cos’è?

Hanno davvero parlato tutti: sulle radio, sulle televisioni. Tutti hanno avuto il desiderio di dire ciò che pensavano sulla vicenda. Tutti hanno parlato del degrado culturale in cui si è svolta la tragedia. Su Artena, definita “periferia della peggior periferia di Roma. Dove non c’è nulla”.
Tutti si sono riempiti la bocca di verità, generando la caciara del dopo, dove conta l’apparire, sui giornali, in TV, sui social. C’è chi lo fa per mestiere (informando) e c’è chi lo fa per vanità, una sorta di serial killer dell’apparire, che non si ferma nemmeno di fronte alle tragedie.
Ci si è concentrati tanto, troppo, su chi avrebbe commesso il fatto, sulle motivazioni, sul background culturale del territorio, sui giovani della zona, sulla movida colleferrina, e molto meno sulla figura gigantesca di Willy. Nel momento preciso in cui esalava l’ultimo respiro, ucciso per aver difeso un suo amico, ha dimostrato che un uomo è tale al di là del suo aspetto fisico, ma per i valori che incarna: quelli dell’amicizia, della condivisione, della
lealtà, della bontà, del comportamento e dell’amore. Willy è l’essenza stessa dell’Uomo!
Nella vicenda nessuno mi ha dato l’impressione di parlare con il cuore e – soprattutto – di parlare al cuore della gente.
Nessuno, ad esempio, ha chiesto scusa a Willy, nessuno ha chiesto scusa alla sua famiglia per quanto accaduto. Una famiglia di una dignità e di una compostezza senza pari, esercitata ogni volta che ha dovuto, con sofferenza, presenziare a qualche manifestazione pubblica dedicata a Willy.
Forse c’è stata qualche associazione di Artena che dopo la tragedia si è espressa chiedendo scusa, ma mi attendevo che, a parte le fiaccolate che sono sempre un bel modo per ricordare qualcuno che ci ha lasciato, ci fossero oltre a “Artena sta con Willy”, che è un modo esemplare e concreto di far sentire la comunità vicina alla famiglia, anche un “Artena chiede
scusa a Willy”.
Io chiedo scusa a Willy e alla sua famiglia. Mi sento in colpa perchè ho lasciato passare un mese prima di farlo. Sento il bisogno di abbracciare la Mamma, il Papà, la Sorella di Willy. Lo farò e spero non solo virtualmente.
Nel frattempo, però, vogliamo dedicare questo numero del giornale a Willy, non solamente parlandone e ricordarlo, ma – ahimè – anche noi tratteggiando un panorama sociale mortificante che, se proprio dobbiamo dire il vero, abbiamo già ampiamente descritto nei numeri scorsi del giornale, anche se in questo caso, nessuno e sottolineo nessuno, ha parlato, ha ripreso i concetti, ha attenzionato il territorio.
Lo avevamo detto in un nostro articolo e lo aveva confermato in un’intervista don Christian.
A proposito, i preti che avevano denunciato un certo degrado, inascoltati, sono stati trasferiti da Artena: non per quello che avevano detto,
non fraintendete, ma per un normale avvicendamento che la Chiesa opera da sempre. Però, in linea di principio, considerato il lavoro che
questi due sacerdoti stavano facendo nella nostra Città, forse sarebbe stato il caso di tenerli ancora per qualche anno. Fortunatamente don
Antonio, che è venuto da un anno, è come loro: giovane e vicino alle realtà disagiate del territorio. Ma ho divagato.
Willy, scusaci e perdonaci se puoi