LA CHIESA COMITALE DI SANTO STEFANO (2)

AUGUSTO IANNARELLI CI RACCONTA (SECONDA PUNTATA) LA STORIA DELLA CHIESA DI SANTO STEFANO

(SECONDA PUNTATA) Nel corso della prima metà del 1800, la chiesa cominciò di nuovo a degradare, e il priore della comunità, nel 1832, scrisse al principe Borghese, che era il titolare dello “jus patronatus”, sulla situazione della chiesa, con la richiesta di “… restaurare le volte e rinnovare i chiusini dei sepolcri”. Nel 1836 si fecero alcuni lavori all’edificio, ma questi interventi realizzati dal Borghese, furono poco risolutivi e nel 1840 le volte che sostenevano il pavimento cedettero. Fu solo grazie all’interessamento del parroco don Giuseppe Felici, che furono ricostruite dopo tre anni da Lorenzo de Angelis. E’ lo stesso parroco, nel 1843, a descriverci dettagliatamente la struttura della chiesa, del quale riporto qualche parte. Padre Felici così descrive l’edificio: “… è sottotetto senza volta e senza soffitta, vi è l’altare maggiore con n.4 effigie di Santi dipinti ben malamente intorno al muro. Sono di S. Stefano e S. Lucia in Cornu Evangeli, di S. Filippo e S. Bartolomeo in Cornu Epistolae. Il sopracelo colla Gloria e l’Eterno Padre è una pittura del medesimo gusto che non merita considerazione…” Lo stesso sacerdote scrive ancora: “…. A piè della detta chiesa è situato il fonte battesimale in una nicchia, il quale è fisso al suolo. Il vaso e il piede che lo sostiene sono di pietra, il coperchio è di legno con conopei in cattivo stato. Appeso al muro vi è il quadro di San Giovanni Battista con cornice in buono stato…”.
Nel 1860 venne fatta nella navata centrale della chiesa la volta a botte di camera a canne. Con questo lavoro si abbassò il soffitto della chiesa partendo con la volta dalla base delle finestre, coprendo le due centrali, e lasciando uno spazio triangolare aperto in corrispondenza delle quattro finestre laterali, per permettere alla luce di entrare. Nello spazio triangolare posto davanti a queste finestre furono affrescati i simboli degli evangelisti con il libro del vangelo: l’Angelo il simbolo di Matteo, il toro quello di Luca, il leone quello di Marco e, infine, l’aquila quello di Giovanni. Al centro della volta un grande affresco che rappresentava S. Stefano mentre veniva lapidato (nel 34 d.C. fuori dalle mura di Gerusalemme alla presenza di Paolo di Tarso che in seguito si convertì al Cristianesimo). In questi stessi anni, l’artista di Montefortino Filippo Prosperi, eseguì il suo primo lavoro notevole nella chiesa rinnovando a tempera le pitture dell’abside che così vengono descritte durante la sua commemorazione fatta il 4 Aprile 1913 da B. Magni: “…di quattro Santi con dolci arie nei volti e bello andare nei panni, nell’abside della chiesa di S. Stefano”. L’edificio rimase in buono stato fino ai primi decenni del XX secolo, quando si ha notizia che è di nuovo in rovina. Tra il 1920 e il 1930 vengono eseguiti solo piccoli lavori di manutenzione, probabilmente, in questo stesso periodo, come risulta dal catasto, del 1920, tra i vari lavori effettuati nella chiesa, venne realizzato anche un nuovo ambiente di circa m.2,45 X m 1,70 tra l’angolo del campanile e la navata laterale, dove fu realizzata la cappella con la fonte battesimale, demolendo “la nicchia” che l’ospitava che era sulla stessa parete. Ma questi lavori non furono sufficienti a salvare la chiesa dal degrado, tant’è che il parroco, padre Colocci, nel 1931, definisce la situazione della chiesa: “…molto scadente lo stato di conservazione. Tale da richiedere radicali riparazioni straordinarie, consistenti nel rifacimento dei tetti, del pavimento e delle decorazioni delle pareti…” Nel 1939 vengono di nuovo eseguiti dei lavori necessari per la ristrutturazione della chiesa, come ricorda l’epigrafe posta nella controfacciata a sinistra della chiesa, dove sono segnati i nomi delle persone che in qualche modo vi collaborarono.
Colpita dal bombardamento nel Maggio 1944 la chiesa subì gravi danni soprattutto nel muro esterno a nord, al tetto e alle finestre, e fu necessario un urgente lavoro di restauro, che per interessamento del vescovo di Segni, Enrico Gaspari, si fece subito ed in cinque mesi la chiesa fu riparata.
Ed è con questi lavori che probabilmente furono ricoperti gli affreschi dei quattro santi dell’abside che precedentemente erano stati ritoccati da Filippo Prosperi, ormai andati completamente in rovina causa la guerra e l’umidità.
Al loro posto furono dipinte finte lastre di marmo incorniciate da ghirlande floreali, e nelle calotta semisferica superiore, incorniciato da un grande triangolo centrale, venne dipinto un cielo celeste con al centro la colomba bianca, simbolo dello Spirito Santo, con in basso nuvole e teste di Cherubini.
Altri lavori vennero poi eseguiti per la riparazione dei tetti nel 1958. In quegli anni la navata centrale della chiesa si presentava completamente affrescata, (così la ricordo) era affrescata la parete dove si apriva l’abside con finte lastre di marmo colorate, e sopra l’abside, in una lastra bianca di finto marmo la scritta “VENITE ADOREMUS” anche tutta la lunga parete sinistra era dipinta e riproduceva come a specchio, i tre archi e i pilastri quadrangolari della piccola navata della parete opposta. Nel 1968, viene demolita la volta a botte di camera a canne, con la distruzione dell’affresco del martirio di Santo Stefano e dei quattro simboli degli evangelisti dipinti agli angoli della volta. Gli ultimi lavori del 2001, hanno dipinto di bianco le pareti della chiesa e hanno sostituito il dipinto della calotta dell’abside riportando alla luce un affresco precedentemente ricoperto che raffigurava il Padre Eterno circondato da una schiera di angeli e cherubini in un cielo di nuvole.
Oggi la chiesa di S. Stefano si presenta con una semplice pianta rettangolare irregolare con una piccola navata sulla destra divisa dalla principale da pilastri di peperino quadrangolari e tutto dà l’impressione che sia stato costruito contemporaneamente. Si notano comunque ancora le modifiche strutturali che la chiesa ha avuto nel corso dei secoli se si osserva la base del campanile e lungo i muri della parete esterna di nord-ovest che si affaccia sopra la rupe, non intonacata.