IL COLOSSEO: UN GIOIELLO DEL GENIO ROMANO

Il primo “stadio” con copertura amovibile, secondo le necessità dello spettacolo e degli spettatori. È in piedi da 1941 anni. “Finchè esisterà il Colosseo esisterà anche Roma; quando cadrà il Colosseo cadrà anche Roma. Quando cadrà Roma cadrà il Mondo”

Nei giorni in cui si è svolto il Campionato europeo di calcio ho ascoltato con interesse in TV una giornalista sportiva che, descrivendo la bellezza e l’originalità in cui si sarebbe svolto da lì a pochi minuti un incontro fra due nazionali di calcio, riteneva quello stadio come un “unicum” nel suo genere: era provvisto di una copertura del campo che poteva essere azionata in avanti per consentire un riparo completo per giocatori e spettatori e, a incontro conclusosi, sarebbe poi stato ritratto completamente. Ho pensato subito a un lapsus della giornalista. Non furono, invece, proprio gli antichi romani a “inventare” lo stadio “coperto”? Eh sì. E’ stato proprio l’ ”Anfiteatro Flavio”, o Colosseo come è più frequentemente chiamato, il primo “stadio” con copertura amovibile, secondo le necessità dello spettacolo e degli spettatori. Sono trascorsi da allora solo…1941 anni, a dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, la grandezza del genio romano nell’ingegneria e nell’architettura. Il suo vero nome è “Anfiteatro Flavio” perché voluto dall’imperatore Vespasiano della famiglia Flavia (69-79), terminato e inaugurato poi dal figlio Tito il 21 aprile dell’80 e terminato definitivamente dal secondo figlio Domiziano (81-96). Apparve da subito un’opera ciclopica, imponente, colossale e il venerabile Beda (VIII sec.) in una sua profezia affermò:”Finchè esisterà il Colosseo esisterà anche Roma; quando cadrà il Colosseo cadrà anche Roma; quando cadrà Roma cadrà anche il mondo”. Vespasiano, forse, non immaginava che il suo Anfiteatro sarebbe poi diventato il simbolo della Roma imperiale e anche oltre. Il nome “Colosseo” – che gli fu assegnato solo nel Medioevo – potrebbe essere motivato dal fatto che fosse una costruzione appunto “colossale”, “gigantesca”, la più grande realizzata nell’antichità per gli spettacoli, oppure per una statua di 35 metri “colossale” dell’imperatore Nerone poco distante o anche dal luogo in cui sorgeva una volta il tempio dedicato a Iside, il Collis Isei. Una leggenda, però, vuole che il Colosseo fosse una sorta di tempio diabolico con tanto di stregoni che rivolgendosi ai loro adepti chiedessero “Colis Eum?” cioè “Adori Lui?”. Gli spettacoli che venivano rappresentati nel Colosseo, cacce (le “venationes”) o veri combattimenti, finivano sempre in un bagno di sangue. Per la grande inaugurazione durata cento giorni, che fu gestita da Tito, furono uccisi centinaia di gladiatori (i giochi gladiatori furono vietati solo nel 438) e massacrate ben 5000 bestie feroci (nonostante l’impero romano fosse ormai cristianizzato da oltre un secolo, i giochi gladiatori vennero vietati solo nel 438 e solo nel 523, con il re dei Goti Teodorico, furono proibite anche le cacce). Per i festeggiamenti a seguito delle vittorie in Dacia, Traiano (98-117) fece combattere circa 10.000 gladiatori. C’è da dire che lo spettacolo dei giochi gladiatori esisteva molto prima della realizzazione dell’Anfiteatro: i giochi esistevano già in epoca arcaica, forse fin dai tempi degli etruschi per cerimonie funebri private, mentre nel III sec. a.C. i giochi venivano praticati nel Foro Boario e in seguito nel Foro Romano per spettacoli organizzati dallo Stato. Ma nel Colosseo si svolgevano anche le naumachie, le tipiche battaglie navali che necessitavano dell’allagamento dell’intero piano dell’arena. E’ certamente un falso storico quanto rappresentato da film e libri sul supplizio dei cristiani all’interno del Colosseo. Proprio dal VI secolo iniziò inesorabilmente la decadenza dell’anfiteatro e nel Medioevo gli scontri e le lotte che avvennero a Roma trasformarono il Colosseo in una fortezza e in seguito divenne una “cava” da cui asportare marmi e statue per la realizzazione dei più famosi palazzi romani, fino a tutto il ‘600. L’anfiteatro di forma ovale – il cui interno ellittico misura m. 86×54 – aveva una circonferenza di 527 metri – gli assi dell’ellisse misuravano m.188 e m. 156 – e un’altezza – nella facciata esterna – di 48,50 metri ed era esternamente realizzato in travertino (che fu, appunto, depredato dalla famiglia Barberini e utilizzato per i loro palazzi, tanto che i romani affermarono: “Quello che non fecero a Roma i barbari lo fecero i Barberini “), su una triplice serie di 80 archi sovrapporti di arcate sostenute da pilastri e incorniciate da semicolonne con capitelli in stile “tuscanico” al primo piano – una variante dello ionico – al secondo “ionico” e “corinzio” al terzo. L’ ultimo – una specie di attico – era scandito da lesene con capitelli “corinzi” che inquadravano scomparti ciechi e scomparti con finestre. Sopra, lungo tutta la circonferenza, correva un cornicione con mensole e fori dove erano infissi i pali per la tensione di grandi teli a spicchio, “velarium”, per la copertura delle gradinate, dette “cavea”, interamente in marmo realizzate da circa 50 file di gradini con in più quelli in legno siti nell’attico. Le manovre del velario erano affidate a un distaccamento di 100 marinai di stanza nel distaccamento di Capo Miseno e acquartierati nei pressi del Colosseo stesso. L’ingresso al Colosseo era consentito attraverso 80 archi numerati di cui uno era riservato all’accesso alla tribuna imperiale. I tre piani della struttura erano forniti di scale e di numerosi varchi che consentivano agli spettatori un rapido deflusso. Per la sua costruzione occorsero 100.00 mc. di travertino e 300 tonnellate di metallo. Si pensa che l’anfiteatro potesse contenere ben oltre i 60.000 spettatori. Nei sotterranei verso l’estremità del complesso, correvano gallerie dove erano custodite le belve e le attrezzature di scena, mentre nelle nicchie lungo il muro perimetrale erano collocati dei montacarichi per far salire le fiere e i combattenti e al centro venivano, all’occorrenza, fatti salire dai sotterranei gli scenari per gli spettacoli. Un lungo corridoio centrale che si allungava oltre l’anfiteatro giungeva alla caserma dove alloggiavano e si allenavano i gladiatori. I realizzatori dei nostri moderni stadi hanno solo da invidiare la genialità degli ingegneri e degli architetti dell’antica Roma.