IL 2022 TRA POLITICA E SANITA’ SI COMINCIA CON IL NUOVO PRESIDENTE, ANZI IL VECCHIO. BENTORNATO PRESIDENTE

L’anno inizia con l’aumento esponenziale del Covid e l’elezione del Presidente della Repubblica.

In questo articolo toccherò due argomenti, uno mondiale, la Pandemia Covid, e l’altro nazionale, l’elezione del Presidente della Repubblica Italiana; anche se, forse, quando andremo in stampa il Presidente sarà stato eletto.
Un anno contrassegnato dalla paura della pandemia di Sars-Cov 2 (ex Covid 19), ha dominato e cannibalizzato tutte le altre notizie drammatiche e tragiche che sono successe nel mondo: chi ricorda più l’abbandono, umiliante e tragico, di Kabul da parte delle truppe occidentali, con le terrorizzate donne afghane che per salvare i propri figli li lanciavano oltre le barriere, sperando che cadessero tra braccia dei soldati americani? Nei giornali e nelle televisioni raramente qualche articoletto si vede, ed è emblematico che ci siamo dimenticati di Loro, il Loro grido ‘non dimenticateci’ si è smarrito e perso, direi dimenticato, la paura del Covid ha avuto la meglio. E tante altre situazioni di morte e dolore hanno fatto la stessa fine. Possiamo supporre che sia normale cosi, oppure che qualcosa nel mondo dell’informazione mondiale, ma italiana in particolare, abbia subìto un ripiegamento sulla propria necessità di sopravvivenza, o almeno cosi abbiamo pensato? Difficile esprimere una posizione netta al riguardo, ma certamente qualcosa, forse una paura ancestrale di difficile messa a fuoco, ha fatto sì che il Covid abbia annullato tutto senza tanti ripensamenti, potrei elencare: diritti civili, affetti, confinamenti collettivi, controllo diffuso e pervasivo; ma certamente la cosa più dirompente che abbiamo accettato, senza nulla eccepire, è il circuito asettico delle morti nelle corsie Covid degli ospedali, e l’inumano trapasso mondano senza neppure una carezza dei propri cari, nemmeno a uno di essi si è pensato a garantire l’estremo saluto. Di questo, forse un giorno, prenderemo coscienza e una certa vergogna ci avvolgerà e dovremo farci i conti. Abbiamo vissuto e constatato il difficile rapporto tra Democrazia, Politica e Scienza, e anche i loro linguaggi non hanno brillato per chiarezza e profondità, certamente è un anticipo di quello che succederà sempre più di frequente, più che una relazione di vicinanza e aiuto, sembra un rapporto di potere. Sono argomenti sui quali riflettere e non darli per normali e scontati come fosse l’ovvio.
In questi giorni nei talk televisivi, sui giornali e anche nei bar, si fa un gran parlare dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, e si fanno i ragionamenti più svariati, un po’ tutti siamo quirinalisti ed esprimiamo le nostre preferenze su chi ci piacerebbe come Presidente. In fondo è un modo per sentirsi partecipi di un evento del quale i cittadini sono solo testimoni di quel che decidono a Montecitorio i senatori, i deputati e un po’ di rappresentanti delle regioni. Ho un’età per cui mi ricordo della maggior parte delle elezioni presidenziali, gran parte delle quali è avvenuta a maggioranza del Parlamento, pochi i casi di accordi tra le parti politiche che si confrontavano su posizione avverse. Lo stesso Mattarella è stato eletto con i voti del centrosinistra e centristi (forse) comunque col 65% dei parlamentari. Oggi riscuote un consenso trasversale e diffuso, nel 2018 il M5S voleva chiederne la messa in stato d’accusa per non aver dato loro l’ok a Savona come ministro dell’economia. Di Maio e Di Battista fecero fuoco e fiamme contro Mattarella, qui non importa il merito della questione, ma di come le cose divengono e cambiano le posizioni in gioco, oggi il Ministro degli Esteri tesse lodi sperticate a Mattarella. Tornando al discorso di come si elegge il Presidente e a come in tanti si appassionano a ciò, mi domando perché continua ad essere tabù l’elezione diretta del Presidente della Repubblica? Certo, è ovvio che bisognerebbe cambiare alcune parti della Costituzione, creare i giusti contrappesi al Potere che verrebbe ad avere, ma se i cittadini vogliono contare nell’elezione del Presidente l’unico modo è poter votare, altri discorsi servono a poco, perché la sintesi la faranno sempre i senatori e i deputati, in barba ai cittadini che si trastullano a vedere talk e leggere giornali che parlano di qualcosa su cui loro (i cittadini) non hanno voce in capitolo.
Certo abbiamo delegato agli eletti alle elezioni politiche, che poi non riescono ad esprimere un premier dal 2011, ma tant’è, nel tempo le prerogative e funzioni reali del Presidente della Repubblica si sono rafforzate nella pratica decisionale e procedurale, diventando il vero Signore del Potere Politico e Istituzionale italiano; da garante della Costituzione è diventato garante e arbitro, decisivo e determinante in questo pantano di frammentazione politica e parlamentare. Tutto questo sembra saggio e positivo, ma, c’è un ma molto grosso, fino ad ora il pallino lo aveva sempre in mano il centrosinistra, diciamo le forze che si sentono più responsabili e democratiche, ma il giorno che il parlamento sarà a maggioranza della destra e un po’ di centro (può capitare), magari senza tanta saggezza potrebbe succedere che questo Potere materiale accumulatosi nelle mani del Presidente della Repubblica, possa creare molti problemi istituzionali, politici e sociali. La nostra Costituzione nel tempo ha subito una trasformazione, non nella lettera ma nella pratica, i costituzionalisti seri lo hanno messo in evidenza da molto tempo, ma gli interessi politici e partitici hanno beneficiato di tale torsione. Qualche riflessione seria dovrebbe essere fatta a proposito di queste cose, altrimenti le cose poi si impongono da sé.


Nel frattempo, il Parlamento italiano ha eletto il nuovo Presidente della Repubblica, anzi il vecchio. Ben tornato Presidente Mattarella!