A CARNEVALE IL RE A PIAZZA DELLA VITTORIA LASCIAVA EREDITA’

L’ultimo giorno della festa era dedicato alla sfilata del Carnevale Morto che terminava in Piazza. Un Re moribondo sfilava per le vie e i vicoli del Centro Storico, dove si fermava di volta in volta a “lasciare” le sue eredità ai personaggi che incontrava. Alla fine “beccava” Sindaco e Giunta e allora le “lascite” erano sarcastiche ironiche goliardiche e qualche volta pure molto pesanti

Il padre Girolamo Mele nelle sue memorie di cose paesane ci narra che tra i pochi svaghi che spezzavano la quotidianità dei nostri avi, vi era la festa dedicata al Carnevale.
Racconta che nel vicinato, chi aveva una stanza grande la metteva a disposizione per fare una festicciola il giovedì grasso.
Attenzione, il giovedì e non il martedì, perché c’era un motivo, infatti nell’ultimo giorno di Carnevale si celebrava il Carnevale morto.
Il carnevale inizia con la festa di sant’Antonio Abate, e da quel giorno si cucinano le castagnole di varii formati e varii sapori.
La settimana che precede la quaresima determina il culmine della festa con i travestimenti e gli scherzi propri del carnevale.
Questo modo di festeggiare non era ben visto dalla chiesa cattolica, per cui si doveva porre riparo a questi bagordi con le famose quaranta ore di adorazione.
Fino a qualche hanno fa questa usanza avveniva nella chiesa di Santa Croce, dopo la Santa Messa delle undici si esponeva il Santissimo Sacramento in forma solenne, con lumi e fiori, fino alle undici del martedì grasso, quando il sacerdote impartiva la benedizione solenne .
Il martedì grasso ultimo giorno del carnevale si preparava il corteo del “Carnevale morto”, antica tradizione goliardica del centro storico di Artena.
Peccato che certe tradizioni siano andate in disuso, perché esse fanno parte della nostra cultura e di quei riti ancestrali che si perdono nella notte dei tempi.
Verso il calar del sole iniziava il corteo composto da re carnevale moribondo. Il sottoscritto per vari anni lo ha interpretato in barella, con la moglie, l’amante, il notaio, il dottore, l’infermiere, il prete, il sindaco, il maresciallo e altre persone al seguito.
La caratteristica del corteo sono le lascite che re carnevale fa alle primarie persone del paese, praticamente sono dei lasciti testamentari che re carnevale fa logicamente in chiave satirica e goliardica.
Tipo “lasso a Armando spuntò gliò marteglio e no bullettò”, perché questo Armando faceva jo carpentiere.
Le lascite hanno sempre un aggancio con la persona presa in giro in modo ironico.
Durante il corteo i parenti di Re carnevale cantavano:”E’ morto carnevale e chi lo piangerà la compagnia d’anchetto ce fa la carità” oppure “carnevale vecchio e matto sa mpegnato jo catenaccio e la moglie de dispetto sa mpegnato jo scataletto”.
Il corteo faceva il giro nelle strade principali del centro storico per finire poi o in piazza della Vittoria o in piazza della Resistenza.
Al termine della pantomima re carnevale faceva le lascite al sindaco e alla giunta comunale.
Quindi, successivamente, re carnevale veniva bruciato, ovviamente si bruciava un fantoccio, il tutto finiva con una bella mangiata di castagnole e un bicchiere di vino.
Peccato che a poco a poco questa tradizione, come molte altre, stanno scomparendo. Quello che ci hanno tramandato i nostri vecchi e che facevano il nostro patrimonio tradizionale noi lo stiamo distruggendo.
Noi ormai ultra cinquantenni che avevamo poco con cui divertirci, pensando all’oggi, in cui ogni bambino o bambina possiedono tutti i vari account social, ma non sanno niente delle tradizioni del passato, rimpiangiamo quei tempi dove con il poco riuscivamo a divertirci molto e ripensandoci vorrei ritornare indietro di cinquant’anni per poter riassaporare quei tempi quegli odori, quelle nostalgie che non torneranno mai più.

ALBERTO TALONE