UN MONDO IBRIDO PER I NOSTRI ADOLESCENTI, TRA REALTA’ E VIRTUALE

La depressione e i disturbi d’ansia tra i giovanissimi sono in aumento esponenziale da anni

Ciò che è accaduto negli ultimi tempi a Palermo, a Caivano, a Roma e in altre realtà cittadine evidenziano sempre più che esiste un grave problema nella nostra società moderna. Bullismo, cyberbullismo, femminicidi, abuso di alcol, stupri, violenze, giochi estremi, baby gang, prostituzione, omicidi stradali e droga sono questi “valori” che in questi ultimi anni sono stati messi sempre più in discussione nella nostra società diventata sempre più violenta. E noi ad Artena in parte ne conosciamo bene, purtroppo, le conseguenze. Certo, la pandemia ha trascinato i nostri ragazzi e giovani in un periodo che chiamarlo “buio” è disconoscere il disagio che hanno vissuto e i suoi effetti si stanno prolungando nel tempo. Gli studi effettuati e che ancora si svolgono, vista la gravità delle conseguenze, da psicoterapeuti, da psicologi e da criminologi dimostrano però che questi segnali di malessere nei confronti della propria vita e di quella altrui sono procurati non solo dall’essere stati costretti per lunghissimo tempo a chiudersi nelle loro stanze e condividere le proprie passioni e i propri sentimenti via social ma, e soprattutto, proprio dall’inarrestabile avanzare della tecnologia sempre in evoluzione che travolge i più deboli e fragili, a quanto pare, essenzialmente e esistenzialmente i giovani di ogni età, sempre più vulnerabili e quindi in crisi. Ne è colpita in parte tutta l’umanità di oggi. Il ripudio di antichi valori e sagge regole di vita, determinano così un malessere diffuso, un disagio sociale che appunto colpisce soprattutto i giovani, a volte poco consapevoli delle conseguenze cui vanno incontro. Ragazzi e ragazze vengono trascinati nel “rogo” della violenza, dell’illegalità in genere. Ma se diamo un’occhiata oltre confine della nostra Artena e del nostro Paese, c’è da mettersi le mani nei capelli. La violenza, in tutte le sue forme, la droga e le azioni criminali delle baby gang dilagano un po’ dappertutto. Tante sono le soluzioni – da più parti chiamate in causa – per affrontare e tentare di risolvere – o almeno fronteggiare – una così vasta e tragica gamma di problemi esistenziali che affliggono molti, troppi nostri giovani. Da più parti si tira in ballo il coinvolgimento della scuola – che dovrebbe insegnare agli studenti anche i corretti comportamenti civici – nonché un inasprimento delle leggi per i delitti di violenza contro chiunque vengano eseguiti. Film o telefilm, serie televisive, videogiochi – cui troppo spesso i ragazzi affidano i loro momenti di relax o con i quali condividono i loro sentimenti, le loro passioni e le loro preoccupazioni, sono spesso fonti di violenza ma il solo loro rifugio quotidiano, soprattutto per i più fragili. In molti casi sono questi i “surrogati” del calore e della presenza famigliare, del sano punto di riferimento della loro vita presente e futura. Ritengo quindi – e credo di non essere che in buona compagnia – che l’aspetto più significativo e più grave della crisi giovanile nella moderna società stia nell’istituto naturale della famiglia. La famiglia, appunto, è la cellula fondamentale della vita sociale, il luogo primario e principale nel quale accompagnare le piccole vite appena nate verso una crescita sana e una maturazione consapevole umana e morale. Oggigiorno troppo spesso nella famiglia debbono assentarsi per lavoro sia la madre che il padre per necessità economiche e ciò comporta l’ “abbandono” dei ragazzi a loro stessi, con grave pregiudizio della loro integrità morale per i più deboli. La scuola, è vero, può essere quasi un “cardine della vita dei ragazzi” soprattutto quando la famiglia è “assente”, ma questa con la sua presenza nella vita quotidiana è di fondamentale importanza. La tecnologia, sempre più presente nella nostra vita, – con i computer, i tablet, i cellulari con i loro “social” sempre a portata di mano – non possono, non devono diventare i succedanei della famiglia. L’uso estremo di essa in individui deboli e fragili – secondo studi accreditati – non fa altro che proiettarli nel mondo virtuale e per alcuni in quello chiamato “ibrido” (mi fa paura solo il termine tanto in voga oggi per le auto!), fra il reale e il virtuale. Spesso ormai la violenza, in tutte le sue molteplici sfaccettature, è indissolubilmente legata alla ricerca dell’esibizione, è farsi vedere e rivedersi, alla forsennata e incosciente spettacolarizzazione. Un vulnus psicologico – così definito dagli esperti – che purtroppo si trasforma in stress, detonatore che accende i disagi psicologici, anche i più gravi. L’adolescenza è di fatto un momento della vita – anche drammatica per i suoi sconvolgimenti fisici e ormonali – durante la quale i ragazzi e i giovani devono costruire la loro identità. In questa fase della loro crescita sono infelici, smarriti, apatici e violenti perché a volte sono senza punti di riferimento – la famiglia, la scuola, il lavoro -, senza valori e senza obiettivi. La colpa è soprattutto nostra, della famiglia, che troppo spesso non ha tempo per seguirli, per ascoltarli, per accorgersi della loro richiesta di aiuto. Il principio fondante è che se vogliamo che la scuola sia una famiglia dobbiamo fare in modo che la famiglia sia fin dall’inizio una scuola di vita, perfetto connubio tra scuola e famiglia. I dati forniti da Istituti e Ospedali sono allarmanti. “La depressione e i disturbi d’ansia tra i giovanissimi sono in aumento esponenziale da anni “, affermano esperti neuropsichiatri e il lockdown e il post lockdown ha acuito e accelerato il trend negativo del disagio giovanile. Nelle “periferie”, ma non solo, delle nostre città prende piede nei giovani la disperazione che sfocia molto spesso nella criminalità. I ragazzi, consapevolmente o non, vengono sopraffatti da uno stile di vita che a volte non offre “alternative o correttivi al materialismo, al consumo, alla merce” e alla violenza. Si deve allora lavorare ogni giorno sulla presenza della famiglia e della scuola nella loro vita, fondamentali nella crescita sana dei ragazzi.
E’ necessario rivedere di sana pianta il rapporto fra ragazzi, famiglia e scuola. Un progetto, un percorso, delle ore impegnate in attività culturali, ricreative e sportive leverebbe molti giovani “dalla strada e dai brutti giri”. Se vogliamo cambiare il mondo dei ragazzi e dei giovani dobbiamo prima cambiare il mondo della famiglia e della scuola. Mi vengono in mente – ma non sono solo questi – le aggregazioni fra giovani per la loro vita sociale, gli oratori delle vecchie parrocchie, i circoli di partito e – non me ne vogliano alcuni di voi – il servizio militare di leva.